Cos’è la pinsa romana

16
luglio
2015

Posted by e-project

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pinsa

 

Sono pochi anni che nella capitale si è diffusa la moda della pinsa romana. Sbagliato associarla o confonderla con la pizza “made in Napoli”, la pinsa è un alimento molto differente, la cui nascita e creazione risale ai tempi dell’Antica Roma. All’origine era un prodotto povero cucinato principalmente dai contadini, ottenuto con impasto di cereali e farina amalgamato con acqua e sale. Mescolati questi ingredienti, nel momento in cui la forma diventava ovale, un tempo si cuocevano le pinse su delle braci ricavate da pietre ubicate sui carboni. Una volta cotta, la pinsa veniva portata in dono ai sacerdoti, un tempo casta molto influente nella società.

L’etimologia del termine pinsa è di origine latina e significa pigiare, macinare, pestare. Perché l’azione di schiacciare è quella richiesta per la preparazione della stessa. Pochi gli ingredienti utilizzati, con la semplice aggiunta di lievito e farine di vario genere. Se prima veniva vista come semplice focaccia, oggi è stata riadattata ed ha ottenuto grande successo come prodotto orgogliosamente romano. Per questo si dice che se i partenopei hanno la pizza, i capitolini possono rispondere con la pinsa. Il suggerimento è, per romani e turisti, di venire a gustare questo magnifico alimento.

Dato il successo improvviso delle street food italiano e romano, la pinsa è tornata alla ribalta, rispolverando quest’antica ricetta. Le più famose pinserie della capitale si sfidano per offrire il prodotto più buono e genuino. Si spazia dalle pinse classiche come la margherita, la funghi, la capricciosa, a quelle più ricercate con speck e gorgonzola, mortadella e tartufo, pancetta e pecorino di fossa, amaretti, ricotta etc. Non mancano le pinse ispirate ai piatti tipici romani: carbonara, amatriciana, cacio e pepe etc. Capace di far sposare perfettamente la tradizione del pane antico con la leggerezza degli impasto moderni, è da molti definita più sfiziosa della pizza.

La peculiarità della pinsa, o meglio il suo tratto distintivo, è l’alta digeribilità, visto che è molto più leggera e facile da digerire rispetto a una comune pizza napoletana. Il motivo risiede nel fatto che la miscela di farro e kamut egiziano con cui veniva preparata un tempo, è stata sostituita da farina di frumento tenero (altamente proteico), farina di soia e farina di riso, tutte rigorosamente NO OGM.

La pinsa ha risvegliato nei romani quella costante ricerca della tradizione culinaria, fino al punto di proporre oggi con orgoglio, a distanza di tanti anni, un alimento finito per troppo tempo nel dimenticatoio. Persino il grande poeta Virgilio era rimasto impressionato dalla qualità e dalla bontà della pinsa, tanto da tesserne le lodi nell’Eneide: “Eran su l’erba agiati; e, come avviso creder si dee che del gran Giove fosse, avean poche vivande; e quelle poche gran forme di focacce e di farrate e la terra medesma e i solchi suoi ai pomi agresti eran fiscelle e nappi. Altro per avventura allor non v’era di che cibarsi”.

I due passaggi fondamentali per la preparazione della pinsa sono:

  1. ventilazione
  2. lievitazione di 60-70 ore

Segnalo Vicolo 88 Garden locale di Roma famoso per la pinsa romana

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